COME MARIA GORETTI

ANGELINA.... (AFRICA)
ANTAL VERONICA Serva di Dio
ANTONIA….( sorella negra di S.Maria Goretti)
ANUARITE NENGAPETA MARIA CLEMENTINA ALFONSINA Beata
BECCHESINI ANNA ( la Goretti reggiana)
BERKENBROCK ALBERTINA Serva di Dio
BÓDI MÁRIA MAGDOLNA Serva di Dio
BRACCO TERESA Beata
BUCCI MARIA
CALUBINI DOMENICA ( la Goretti di Castiglione delle Stiviere)
CAVAGNIS ANNA
CIABATTI MARIA ( la Maria Goretti dei monti pisani)
CINZIA ( la piccola Goretti indiana)
DE SAN JOSÉ PARRA FLORES MARÍA Serva di Dio
DEL BENE ROSA
DA COSTA B. ALESSANDRINA M. ( la Maria Goretti portoghese) BEATA
FANTI GRAZIELLA
FERRERO SIMONETTA
FILIPPELLI ANGELA ( la martire del mezzogiorno)
FONTANELLI BEATRICE- MARIA ISOADRO- ANTONELLI CONCETTINA - ( si
GONZALES MARIA DE LA LUZ CIRENEA CAMACHO (Messico) Serva di Dio
ISOARDO MARIA
ISRAEL BOGOTÁ BAQUERO MARÍA Serva di Dio
JUSTO DE OLIVEIRA LINDALVA Serva di Dio
KOLESÁROVÁ ANNA [ANKA] Serva di Dio
KÓZKA KAROLINA Beata
KSHIAR MERLIN ( la Goretti indiana)
LEONARDI ERINA
LEONI GIUSEPPA
LOMBARDO CONCETTA Serva di Dio
LYOKA ANGELINA ( la Goretti ugandese)
MESINA ANTONIA Beata
MOROSINI PIERINA Beata
MOTTINI MARILENA ( la Maria Goretti di Dalmine)
MRAD CAMPOS ISABEL CRISTINA Serva di Dio
PEDENA MARIA ( la Goretti modenese)
PERAZZOLO RINA
PORCELLANA MARISA
SACCHETTI ALESSANDRA E GIUSEPPA LEONI
SCORESE SANTA Serva di Dio
SEBIS CARLA ( una piccola Goretti sarda)
SPIRGEVICIUTE ELENA Serva di Dio
TAVELLI LUIGINA
TORRES COLETA MELÉNDEZ Serva di Dio
UMIASTAUSKAITE [AGARIETE] BARBORA Serva di Dio
UNA RAGAZZA FILIPPINA 14 ANNI
VIEIRA DA SILVA MARIA Serva di Dio
VILASECA ALSINA JOSEFINA Serva di Dio
ZAMPIERI ANGELINA ( la Maria Goretti bellunese)
ZURRI ALBA ( la Maria Goretti della maremma)
MORINI MARISA (FOSSANOVA- FE)
ANTONELLI CONCETTINA
PICCOLA MARTIRE CINESE

 

SANTA SCORESE

Un'Avventura spirituale straordinaria ed affascinante traspare dalla vita di Santa Scorese, una ragazza di terra di Bari. Attraverso la lettura dei suoi scritti, che raccontano di un'adesione radicale all'amore di Dio, è possibile conoscere la vicenda umana e spirituale di questa laica cristiana, innamorata di Gesù e di Maria, che il Signore ha voluto cosi presto "attirare a sé".

Santa Scorese nasce il 6 febbraio 1968 a Bari, nella sua casa di rione Libertà. Dopo la scuola dell'obbligo, si iscrìve al Liceo Classico "Grazio Fiacco" e successivamente frequenta la facoltà di Pedagogia.
Nell'agosto del 1987 si trasferisce con la sua famiglia a Palo del Colle (Bari), dove intensifica il suo impegno sociale e cristiano. Sin dal V ginnasio frequenta un corso per pionieri della Croce Rossa e si occupa di ragazzi poliomielitici e affetti da distrofia muscolare. Dal 1984 aderisce alla Milizia dell'Immacolata presso le Missionarie dell'Immacolata "P. Kolbe", e contemporaneamente frequenta come Gen il Movimento dei Focolar!.
Si reca spesso afta Casa di Riposo a far visita agli anziani soli, presta la sua esemplare azione nel centro parrocchiale, partecipa assiduamente alle iniziative dell'Azione Cattolica, svolge attività di catechismo e fa parte del coro.
Vivendo il Vangelo e dedicando la vita ai poveri è spinta ad intraprendere una appassionata ricerca della sua vocazione.
Intanto un giovane squilibrato prende a minacciarla e dopo anni di ossessivi pedinamenti, nella tarda serata di venerdì 15 marzo 1991. mentre tornava da un incontro di catechesi in parrocchia, la colpisce mortalmente. Aveva 23 anni. | Le sue ultime parole sono di perdono per il suo assassino.

 

ABERTINA BERKENBROCK



Albertina Berkenbrock
Bambina della Diocesi di Tubarao e Florianópolis. Nata PI 1 Aprile 1919 a Vargem do Cedro, Santa Catarina (Brasile). Muore per difendere la propria purezza il 15 giugno 1931 a Vargem do Cedro, Santa Catarina (Brasile). È in corso la causa di beatificazione e canonizzazione con nulla osta da parte della S. Sede in data 2 ottobre 2001.

 

ANTONIA MESINA

ANTONIA MESINA nacque in Orgosolo (diocesi di NUORO) il 21 giugno 1919 da Agostino Mesina e Grazia Rubanu. Ricevette il battesimo il 30 giugno 1919 e il 10 novembre appena di un anno e mezzo la Cresima dal Vescovo Mons. Luca Canepa. Fece la Prima Comunione all'età di circa sette anni e da allora dimostrò viva e particolare amore all'Eucarestia. Frequentò regolarmente il catechismo parrocchiale, aiutava la famiglia nel disbrigo delle faccende domestiche dimostrando sempre grande amore alla famiglia e aveva cure materne per i fratelli più piccoli. Il suo carattere riservato l'aiutava pure a tenersi lontana dai pericoli di amicizie non buone. Nello stesso tempo dimostrava grande impegno alla pietà, concretizzata nelle preghiere quotidiane, nella partecipazione alla S. Messa e in una sincera devozione alla Madonna.
Iscritta alla A.C. femminile ricevette una formazione solida che l'aiutava soprattutto a stimare, come perla preziosa; la virtù della purezza. ' • '
Un giorno sentì il parroco che presentava la figura della fanciulla martire MARIA GORETTI e Antonia commentò:
IO AVREI FATTO LA STESSA COSA".
Un giorno sentì parlare in famiglia di un "fataccio" che capitò ad una giovane del luogo: ANTONIA dichiarò ai suoi:
"se dovesse accadere a me mi farei schiacciare come una formica anziché
cedere". Più tardi i fatti dimostreranno la sincerità delle sue parole e la fermezza dei suoi propositi.
17 giugno 1935 Antonia partecipa alla Messa e, come sempre, riceve l'Eucaristia: poi si porta con una amica in campagna per prendere una fascina di legna come le aveva comandato la mamma.
È qui che incontrò un giovinastro che la invitava a vedere alla sua passione ma Antonia si oppose con tutte le sue forze e preferì farsi massacrare e uccidere


a cura di d.f.m.

 

CONCETTA LOMBARDO

Concetta Lombardo nacque a Staletti - diocesi di Catanzaro - Squillace il 7-VII-1924
e fu battezzata il 16 dello stesso mese. Perde il papà a sette mesi e viene cresciuta ed
educata , alle virtù cristiane, dalla mamma, insieme alla sorella Angela.
Concetta fin da piccola imparò a pregare ed ubbidire e come tante brave fanciulle,
avanzando negli anni, frequentò la Parrocchia, nella quale conobbe la catechesi e si
preparò con impegno e con gioia a ricevere i Sacramenti della iniziazione cristiana.
Da adolescente ,attira l’attenzione di molti per la sua avvenenza, ma soprattutto per
le sue virtù e la sua bontà che metteva a servizio della sua comunità cristiana e dei
bisognosi. Emergevano in lei la pietà, concretizzata nella frequenza ai Sacramenti,
l’amore alla purezza e lo spirito di sacrificio, nel trovare tempo, più tardi, per educare
i fanciulli, come catechista, compito che svolgeva con grande zelo.
Di fede semplice, ma matura, trovava il tempo per aiutare pure in famiglia, nell’accudire
alla casa,in certi lavori nei campi e come stimata sarta.
Pensava pure a formarsi una famiglia, nella quale avrebbe realizzato il desiderio di vivere
la santità con il Sacramento del matrimonio.
Ma tale progetto non si realizzerà mai, causa la passione di un uomo -Vincenzo Messina-
Sposato , con prole, che incominciò a tormentare la giovane perché lasciasse la famiglia
per convivere con lui. –La famiglia vigilava sulla giovane ed escogitò tutti i mezzi, fino alla
denuncia ai carabinieri , per aiutare Concetta a respingere l’inconcepibile e ignobile proposta.
La giovane s’impegnava sempre di più e meglio nell’esercizio delle virtù, nell’intensificare la
preghiera e riparandosi in casa o da vicini all’apparire del Messina, che , come un cane braccato
cercava di incontrare Concetta , la spiava, ne chiedeva informazioni.
La mattina del 22 agosto 1948, verso le 4, il Messina disse alla moglie: “ vado a piangere la mia
sfortuna sotto la siepe, ma con me deve piangere anche qualche altra persona”
Raggiunta così , dopo qualche ora, la giovane che stava raccogliendo fichi d’ india, insieme alla
zia Maria , le gridò esasperato: “ vieni con me, andiamocene”.
Spaventata, ella abbracciò la zia e pronunciò ancora una volta il suo NO, irrevocabile, ag- giungendo:” preferisco morire, anziché fare questo peccato!”
Allora l’amante deluso, al colmo della passione, afferrò Concetta, distaccandola dalla zia,
puntò la pistola e le sparò due colpi al petto. Concetta si accasciò accanto alla zia e spirò
Subito dopo l’omicida puntò la pistola alla sua tempia e fece partire il colpo suicida, cadendo
alcuni. metri dal corpo di Concetta e spirando anch’egli in un lago di sangue.
Il fatto suscitò profonda impressione e molti affermarono di considerare la morte della giovane
come un vero martirio. – Dopo il Concilio che sottolineò l’importanza della santità nei laici,
la vocazione matrimoniale,la dignità della donna, la testimonianza ai principi cristiani, la morte
violenta di Concetta, venne presa in considerazione, perché, come novella Maria Goretti, la
Chiesa l’ avesse additata ad esempio di certa gioventù smarrita.
Fu l’Arcivescovo di Catanzaro - Squillace, S.E. Mons. Antonio Cantisani, a introdurre la causa
di canonizzazione di CONCETTA LOMBARDO il 30 gennaio 1990, dando inizio in diocesi
al Processo canonico sulla vita le virtù , il martirio della Serva di Dio.
-L’ augurio, la preghiera, perché al più presto, anche per Concetta, come già per la Morosini di
Bergamo, la Masina di Sardegna, la Bracco di S.Giulia(Savona) ed altre,arrivi il momento dlla
glorificazione da parte della Chiesa ,perché queste grandi figure di Giovani-Martiri che hanno seguito l’esempio di S. Maria Goretti di Corinaldo (AN)(diocesi di Senigallia),parlino ai Giovani di oggi e dicano che la santità è possibile sempre, purché si collabori in pienezza ai Doni di Dio.

a cura di d.f.m.

TERESA BRACCO


Martire delle Langhe

Aveva 20 anni Teresa Bracco quel 28 agosto 1944 quando venne sequestrata dai nazisti insieme ad altre giovani. Aveva, in quella stessa mattina partecipato alla S. Messa e ricevuto la S. Comunione. Poi si era incamminata verso il lavoro del campo | e appena saputo la notizia dell'arrivo delle truppe tedesche era corsa verso casa per fare compagnia alla mamma.
Tutte le donne e i Bambini si erano rifugiati nella "forra del Roccheggio" e qui le donne più giovani vennero sequestrate, tra cui pure Teresa, come "bottino di guerra."
- Ma lei per rimanere fedele ai valori cristiani, non ci sta, tenta di fuggire nel bosco per non sottostare alle voglie di un ufficiali nazista che l'aveva presa con se. L'ufficiale la raggiunge e preso dal furore la strangola, quindi le spara un colpo di rivoltella al cuore e le sferra un calcio alla tempia sinistra sfogando così la sua ferocia bestiale.
- Il Tribunale ecclesiastico, dopo l'esame dei suoi resti mortali, dichiarerà trattarsi di sacrificio eroico compiuto per fedeltà a Cristo e al Vangelo, come la piccola -grande Martire Maria Goretti. Era nata il 24 febbraio 1924 nel piccolo Paese Sanvarezzo S. Giulia, comune di Dego (Savona) e diocesi di Aqui Terme. Nella sua povera famiglia composta da sette fratelli e genitori, papa Giacomo e mamma Angela, si respirava una atmosfera sopranaturale fatta di testi
monianza e di preghiera. Teresa pascolava il gregge in luoghi silenziosi per dedicarsi più facilmente alla preghiera. La corona del rosario l'aveva sempre con sé e altre amiche la frequentavano per recitare insieme a lei la corona. La stimavano tutti come una ragazza riservata, modesta, delicata con gli altri, sempre pronta ad offrire il suo aiuto. Era dotata di una bellezza non comune, con due grandi occhi scuri che risaltavano sul bei viso serio e pensoso, incorniciato da grosse trecce. Teresa però, non era affatto vanitosa e con il suo comportamento serio si attirava le simpatie di tutti i suoi compaesani. "Una ragazza così non l'avevo mai vista prima e non l'ho mai più vista dopo" sentenziò un suo conoscente. Teresa era diversa da tutte le altre giovani, dimostrava serietà, dirà una sua amica, onestà e rettitudine in tutto. "Era la migliore di tutte noi, confidava la sorella Anna. Al pascolo non faceva che pregare". Non rinunciava mai alla Messa mattutina e alla S. Comunione anche se la Chiesa era lontana. Sotto la guida del proprio parroco aveva realizzato una santità feriale ma forte, con una fedeltà al Vangelo totale senza cedimenti. Per questo era stata forte anche nel momento della tragedia e non aveva ceduto minimamente alle voglie passionali dell'ufficiale tedesco. Aveva fatto suo il motto del piccolo Domenico Savio. "La morte ma non peccati". Una morte inutile la sua? Tutt' altro. "Avrebbe potuto sopravvivere alla violenza, come le altre due ragazze, e tornare sana e salva alla sua famiglia, perché opporsi così strenuamente al male? Ma dopo pochi mesi il chicco caduto in terra dava il suo frutto anche con grazie particolari e la fama del suo martirio si spargeva nelle Parrocchie vicine e lontane
e la si acclamava come la "nuova S. Maria Goretti delle Langhe" -Della ragazza di S. Giulia della Langa si soni istruiti processi necessari per stabilire che la sua tragica fine era da attribuirsi ad autentico eroismo cristiano e si trattava di martirio per la difesa di quei valori oggi tanto disattesi, la virtù della purezza e la virginità. - Per questo il Papa Giovanni Paolo II, a Torino, nel 1998, in visita alla Sindone, l'ha elevata agli onori degli altari con la "beatificazione" e ricordava: "in TERESA BRACCO brilla la castità, difesa e testimoniata fino al martirio. Quel-
I ' atteggiamento coraggioso era la logica conseguenza di una ferma volontà di mantenersi fedele a Cristo secondo il proposito manifestato a più riprese. Quando venne a sapere ciò che era accaduto ad altre giovani in quel periodo di disordini e di violenza, esclamò senza esitare. "piuttosto che essere profanata preferisco morire".
Il martirio fu coronamento di un cammino di maturazione cristiana sviluppato giorno per giorno con la forza tratta dalla Comunione eucaristica quotidiana e da una profonda devozione verso la Vergine Madre di Dio, Quale significativa testimonianza evangelica per le giovani generazioni di oggi! Quale messaggio di speranza per chi si sforza di andare contro corrente rispetto allo spirito del mondo! -Addito soprattutto ai giovani questa ragazza che la Chiesa proclama oggi "BEATA" perché imparino da lei la limpida fede testimoniata nell'impegno quotidiano, la coerenza morale senza compromessi, il coraggio di sacrificare , se necessario, anche la vita, per non tradire i valori che alla vita danno senso".


(a cura di d.f.m.)

 

MARISA PORCELLANA

Martire della Purezza


Tra le troppe notizie di cronaca nera i giornali hanno narrato di un episodio di violenza e di sangue, avvenuto ad Orbassano in provincia di Torino, che si illumina della luce del martirio. Marisa Porcellana, una fanciulla di tredici anni, ha preferito la morte più straziante piuttosto che macchiare la sua purezza. Ecco come la madre stessa racconta il terribile dramma:
«Come al solito, quel mezzogiorno andai sull'uscio a guardare se Marisa tornava. Aspettavo solo lei per scodellare la minestra. I minuti passavano e lei non arrivava. Alle 12,30 decisi di andare a cercarla.
Passando davanti alla "ghiacciaia" udii un lamento: ma non aveva nulla di umano, sembrava quello di una bestia ferita a morte. Lassù ammazzano talvolta i gatti randagi o i topi trovati tra i rifiuti: pensai appunto che una di quelle bestiacce stesse agonizzando. Andai fino in paese dal signor Caracciolo. "Ma Marisa se n 'è andata da un bei pezzo, alla solita ora", mi rispose.
Allora cominciai ad aver paura: rifeci il cammino fino alla "ghiacciaia", mi arrampicai sul sentiero e scoprii la mia povera creatura.
Aveva il volto coperto di sangue, il fazzoletto azzurro, che aveva portato alla Messa quella mattina, era stracciato, le vesti scomposte. Giaceva immobile, respirava affannosamente, rantolando. E il sangue continuava ad uscire dalle sue ferite, sembrava un torrente inarrestabile. "Marisa, Marisa, mi riconosci? Rispondi alla tua mammà" urlai. "Dimmi chi è stato il mostro che ti ha ridotto così. Dimmelo, rispondimi, ti prego. Dimmi che sei ancora viva, che non mi lascerai".
Urlai come una pazza, stringendo la mia creatura al petto. Venne gente, la portammo all'ospedale. Continuammo a farle trasfusioni di sangue, tutti i donatori di Orbassano si susseguirono al suo capezzale.
Rimase così quattro giorni, con il capo fasciato e l'unico occhio libero dalle bende, spento senza vita. Da tutto quel bianco emergeva soltanto il suo braccìno in cui continuavano ad iniettare sangue. Ma non ci fu nulla da fare, non si riebbe, non parlò più. Soltanto alle 6,30 del 4 luglio, dopo una notte straziante, le uscì dalle labbra un lungo rantolo: intuii che voleva dire qualcosa. "Mamma", mormorò; o così parve a me. Poi reclinò il capo e spirò. Povera, povera e innocente creatura mia».
Durante il funerale, mentre le campane suonavano a morto, l'assassino, Antonio Francese, ebbe un crollo improvviso e confessò:
«Ero ancora lassù quando vidi arrivare Marisa. Non so che cosa mi prese, un desiderio che non potei controllare. La salutai dall'alto "Guarda cosa ho trovato", dissi "vieni a vedere". La aiutai a salire, poi la gettai a terra. Lei gridava e si dibatteva con una forza straordinaria per la sua età. "Lasciami", urlava, "lasciami andare o lo dirò al parroco".
La rabbia mi vinse, avevo paura che venisse gente.
"Stai zitta", mormorai, ma lei continuava ad urlare ed a dibattersi. Allora cercai di strangolarla con il fazzoletto azzurro che aveva in testa, ma dovevo fare più presto. Misi le mie ginocchia sulla sua bocca, per farla tacere, e sentii la sua mandibola spezzarsi. Intanto annaspavo con le mani tra i cespugli, trovai un grosso sasso, la colpii in faccia ed
ancora al capo. Quando mi rialzai, aveva il cranio fracassato ed era tutta coperta di sangue.
Fuggii, mi cambiai in fretta a casa e andai a lavorare.
Volevo costituirmi, ma pensai ai miei cari: che sarà di loro?».
La resistenza eroica di Marisa non è un fatto dovuto, semplicemente a un forte naturale pudore ma piuttosto il frutto di una profonda educazione cristiana, fatta di mortificazione costante, di serio lavoro, di frequenza dei Sacramenti.
L'eroismo del perdono cristiano
Sulla tomba della piccola martire già è fiorito il primo miracolo: la riconciliazione tra Teresa, la madre della vittima, e Consolata, la moglie dell'assassino. Lo zelante parroco le ha fatte incontrare in canonica il 13 luglio scorso:
«Marisa, disse, con il suo martirio ha offerto a tutti noi un esempio nobilissimo di purezza: tocca a voi, ora offrire un esempio di carità e di fede».
Le due donne si sono gettate l'una tra le braccio dell'altra confondendo le lacrime e i singhiozzi: erano amiche un tempo, lo sarebbero state ancora, nonostante il ricordo incancellabile di quel terribile mezzogiorno di sangue. La mattina seguente di nuovo si sono trovate insieme per una Messa di suffragio. Al termine, la povera Teresa, prendendo in braccio il piccolo Giampiero, l'unico figlio di Consolata, e baciandolo affettuosamente: «Prega per la mia Marisa, ha sussurrato, e per il tuo papa».
Perfetto ed eroico perdono. Non è il primo miracolo di Marisa?


(a cura di d.f.m.)

 

CAROLINA Kòzka

Uccisa coma Maria Goretti a 16 anni

"A chi ogni giorno, abbraccia con fiducioso abbandono la Croce, non vengono mai meno il coraggio e la fortezza, anche quando fosse richiesto il supremo sacrificio della vita, come avvenne per la dodicenne Maria Goretti, (Giovanni Paolo II)."
La mattina del 10 giugno 1987 a Tarnòw (Polonia) il Papa Giovanni Paolo II, in una solenne concelebrazione ha proclamato "Beata" questa giovane polacca davanti a un milione e mezzo di fedeli. È una giovane contadina che "offrì la sua vita in sacrificio per amore di Dio, e parla ai giovani della grande dignità della donna. Era nata a Wal-Ruda in Polonia il 22 agosto 1898 e morì martire nella stessa località, 16 anno dopo.
Viene chiamata "la stella del popolo". E lo è, perché è venuta su nel mondo del lavoro, e lo ha decorato con la sua vita e col suo martirio. "Nata in uno sperduto villaggio polacco, scrive Mario Ponzi sull'Osservatore Romano (11/0/1987), la beata viene ricordata dal suo biografo come "un giglio violentemente reciso che tuttavia non ha perso il suo splendore". La sua storia è molto simile a quella di Santa Maria Goretti. Al tempo della dominazione degli zar la gente del suo piccolo borgo viveva pacificamente, dedicandosi alla coltivazione della terra. I Kòzka erano conosciuti come! una "famiglia di santa gente". Chiamavano "chiesetta" la loro casa per indicare come la preghiera fosse uso quotidiano e consueto tra quelle povere quattro mura contadine. La vita infatti si divideva tra la preghiera e il lavoro dei campi. Un giorno Carolina venne strappata dalla casa da un soldato, sotto gli occhi del padre, e condotta in un bosco. Difese strenuamente la sua dignità di donna, sino alla morte. Il soldato infatti la uccise oltraggiandone il corpo con la spada. Nel luogo in cui le sue spoglie furono ritrovate i suoi concittadini vollero erigere una grande croce di legno. Qualche tempo più tardi la comunità ecclesiale volle avere Carolina ancora più vicina nel ricordo, e le dedicarono un monumento accanto alla Cattedrale. Da domani il martirio di Carolina sarà ricordato a Tanròw da una nuova chiesa.
Un'immagine straordinaria è stata offerta stamani dai numerosi gruppi di contadini vestiti nei tradizionali costumi, raccolti nella immensa spianata del quartiere Falk-landy. Praticamente era rappresentata la Polonia agricola". Alla celebrazione era presente una delle due sorelle della beata. Intervistata sulla beatificazione della sorella, ha risposto:
"La famiglia Kòzka si è sempre identificata con il mondo agricolo della Polonia. La nostra casa era considerata dai nostri colleghi contadini come una piccola chiesa; oggi in quella piccola chiesa splende per noi e per loro una nuova stella, la stella del popolo".
Per il martirio della giovane valgono le riflessioni che PAOLO VI fece a Nettuno davanti alle spoglie di S. Maria Goretti:
"È qui, stupenda e drammatica, la sua fine. C'è una debolezza: una bambina di 12 anni (Maria Goretti): come può difendersi davanti a una violenza brutale? Come volete che resista, davanti alla sopraffazione di un delinquente che l'assale, che cerca di opprimerla? Eppure, da una c'è la fortezza (valore morale). Fortezza e forza combattono insieme. Chi vince? A guardare la scena si direbbe: ha vinto la forza. Ma a guardare meglio si dice: ha vinto la fortezza.
Cioè, la debolezza di questa bambina ha vinto la forza del bruto!".

(a cura di d.f.m.)

 

 

MARIA VIEIRA

Martire della purezza

Maria Vieira da Silva, nasce 1' 11-XI-1926 nell'antica città di San Sebastiano di liha Terceira.
Il giorno 14 giugno 1940 mentre era in compagnia di una bambina di 4 anni in un luogo distante, solitario, fu avvicinata da un uomo che cercava di macchiare la sua purezza, approfittando della sua tenera età, 13 anni appena. La bambina Maria volle resistere eroicamente e gridava aiuto, mentre il seduttore disilluso e pauroso di essere scoperto le vibrava alla testa un forte colpo e pensava di averla colpita a morte.
La piccola fu condotta all'ospedale di S. Spirito e prima di morire, ricuperati i sensi, rivelava il nome dell'assassino e il motivo della aggressione e, come Maria Goretti, gli concedeva il perdono.
Insieme al vivere per difendere la purezza questa fanciulla della Crociata eucaristica lasciava una eroica lezione di fortezza. Attualmente tante persone si raccomandano alla sua intercessione presso Dio: che il suo esempio dia frutti sulle anime dei giovani per un amore vero alla virtù della purezza.

 

 

ANGELINA ZAMPIERI


Questa ragazza ,in tutto simile a Maria Goretti è di Limana,un paese sul Piave,
vicino a Belluno.La sua breve vita è fatta di lavoro,di emigrazione, servizio in casa altrui.
In un libro scritto nel 1973, veniva definita.” UNA GIOVANE EMIGRANTE MARTIRE”.
Angelina nacque nel 1893 a Visone, dove la sua famigliari trovava a sevizio dai Salamini.
Non ancora quattordicenne dovette andare a Trento a servizio, come tante sue coetanee.
Fu affidata al falegname Bartolo Maggioli. Ben presto la ragazzina avvenente,suscitò desideri passionali nel padrone settantenne ,che sempre decisamente veniva respinto, nonostante le minacce.
Angelina ,riuscì ,senza dire il motivo,a farsi cambiare di casa. Ma il vecchio padrone,non si diede
pace e lavorò molto finchè non venne a sapere il nuovo posto di lavoro di Angelina.
L’ avvicinò promettendole promettendo di lasciarle tanti soldi,ma lei fu irremovibile.
Visto inutile ogni tentativo,il suo cuore corrotto nel vizio,coltivò il proposito di ucciderla.
La sorprese nel pianerottolo della casa Tomasi, ove prestava servizio e la colpì con 15
coltellate,lasciandola agonizzante.Fuggì sulla strada in preda al terrore e il caso volle che si incrociasse con una pattuglia di soldati in sevizio.Non ci pensò due volte, trasse di tasca una
pistola e si sparò un colpo alla nuca. –Angelina ,invece, trasportata all’ospedale visse alcune ore
ove esalò lo spirito il 24 luglio 1913,aveva 20 anni.
Come Maria Goretti, prima di morire,affermò di perdonare il suo assassino dicendo.” Gli
perdoni anche il Signore e lo accolga in Cielo” Poco prima interrogata dal giudice all’ospedale
sulla causa del delitto,Angelina ,con mente lucida dirà.” Voleva che ritornassi a sevizio da lui,
ma non volevo perché era..cattivo”-Migliaia di concittadini presero parte al suo solenne funerale.
Nel 1952, i resti mortali di Angelina ,in un trionfo di popolo,furono trasportati nella parrocchia
di origine . Erano presenti tutti i limanesi,tanti giovani che credevano nelle virtù ,nella forza d’animo,nella purezza, nei valori,insomma, che Angelina Zampieri testimoniò con il sacrificio
della sua giovane vita.


( a cura di d.f.m.)


 

MARISA MORINI



I Giornali han detto di Lei: "è Martire... è
Santa... un'altra Maria Goretti" L'Osservatore Romano il 15 marzo nel 1964 ha raccontato: nata in una famiglia numerosa era la penultima degli otto fratelli e sorelle-
1 genitori coltivavano un terreno nella bassa ferrarese, a Fossanova S. Biagio, una frazione a 8 Km. da Ferrara. La Cascina dove abitavano era distante mezzo chilometro dal Centro della piccola borgata. La fanciulla, ormai tredicenne, aveva fatto la prima comunione da due anni e frequentava l'ultima classe delle elementari;
vivace ed intelligente, tanto che la maestra consigliò la mamma a farle continuare gli studi.
Cosa che fu giudicata impossibile per mancanza di mezzi. A 13 anni MARISA MORINI dimostrava più della sua età. Si era sviluppata precocemente, ma non aveva grilli per la testa. La sua famiglia era numerosa e soprattutto povera: il mestiere di salariato agricolo che facevano suo padre e i suoi fratelli bastava appena a comprare i! pane tutti tutti i giorni e il vino la domenica. Una vita magra ma Marisa non si lamentava, aiutava volentieri la mamma nel faticosissimo lavoro di accudire alle necessità di tanti uomini.
Era brava e buona e cantava sempre. Questo amore per il canto affiora proprio l'ultima sera della sua vita, domenica 1 marzo 1964.
Nel pomeriggio la TV trasmetteva lo "zecchino d'oro". Una vera attrattiva per la fanciulla. Ma a casa non avevano la televisione, ma c'era nel Bar della borgata a mezzo chilometro da casa. La mamma, anche con apprensione, le concedeva il permesso, d'altronde la fanciulla tante volte aveva fatto quella strada. Si può immaginare quanta gioia abbia provato Marisa nel sentire cantare tutti quei Bambini, come faceva lei in casa. a scuola.
Alle 18,30 la trasmissione era fìnita. E lei svelta, riprende la sua bicicletta, appoggiata li fuori e via verso casa. Sarebbero bastati pochi minuti, invece a casa non arrivava mai.
Passano le ore ma inutilmente, nonostante che tutti anche i carabinieri, avvertiti dal padre, si siano messi alla sua ricerca. Soltanto sul far del giorno, il fratello Mario s'imbatte nelle scarpe della sorella e nella bicicletta, là per terra. Chiama il carabiniere più vicino e insieme scoprono il mucchio di rami e di fascine là davanti. Il corpo della fanciulla, orrendamente massacrato al volto e piagate le mani, era lì sotto. Che era successo? Lo racconta l'assassino reo confesso. L'aveva vista al bar quando usciva;
l'aveva rincorsa con la bicicletta, urtata e gettata a terra, tentando di violentarla. Marisa cominciò a gridare, a divincolarsi, a sferrare calci.
Egli cercò inutilmente di immobilizzarla afferandola per i polsi. Ma essa continuò a urlare e sforare calci; perdette le scarpe. Per farla smettere le affondò la testa nel fango, ma inutilmente, allora la trascinò giù dall'argine... e l'assassino inferocito, trovò un grosso bastone e lo batte con tutta la forza sul viso della fanciulla fracassandolo orribilmente e causandole la morte. Compiuto il delitto, l'omicida nascose il corpo della martire sotto quel mucchio di frasche.
La fortezza della fanciulla aveva vinto. La perizia necoscropica ha accertato che Marisa ha salvato la sua purezza. "È morta come una Santa", dicono gli abitanti della campagna ferrarese . E una scritta a lettere d'oro, sulla porta della Cappella dell'ospedale di Ferrara, dove era esposto il corpo della fanciulla in attesa del rito funebre, diceva: "S. MARIA GO-RETTI, protettrice dell'innocenza, accogli MARISA che ha sopportato il tuo stesso martirio".
MARISA MORINI, un'altra Maria Goretti! Un Fiore candido, imporporato di sangue,nel tempo dell'ateismo e della "noia" Ecco le pagine di grandezza, delle umili vite, ed ecco la testimonianza perenne del costume morale cristiano anche nell'epoca dello scetticismo e del nichilismo morale.


( a cura di d.f.m.)

 

Serva di Dio Maria Pe La Luz Cirenea Camacho Gonzalez

Giovane della Diocesi di Città del Messico. Nata il 17 maggio 1907 a Tacubaya, Distrito Federai (Messico). Terziaria dell'Ordine Francescano. Morta il 30 dicembre 1934, per difendere la propria purezza, a Tacubaya, Distrito Federai (Messico).


( a cura di d.f.m.)

 


Maria de San José Parrà Flores

e Coleta Meléndez Torres

Giovani delle diocesi di San Juan de los Lagos.
Maria, nata il 16 May 1892 in El Sabinito, La Piedad. Michocàn
de Ocampo (Messico). Membro dell'Associazione Bambini di Maria Immacolata.
Coleta, nata il 26 March 1898 in Tierras Blancas. Guanajuato (Messico). Membro dell'Associazione Bambini di Maria Immacolata.
Le due amiche muoiono il 24 dicembre Ì917, per difendere la propria purezza, a Degollado, Jalisco (Messico). È in corso la causa di beatificazione e canonizzazione.


( a cura di d.f.m.)

 

Serva di Dio Elena Spirgevidutè

Giovane della diocese di Kaunas. Nata il 22 settembre 1924 a Tvirtovés, Kaunas, Kauno rajonas (Lithuania). Muore a Tvirtovès, per difendere la propria purezza, il 3 gennaio 1944. È in corso la causa di beatificazione e canonizzazione con nulla osta della Santa Sede in data 22 ottobre 1999.


( a cura di d.f.m.)

 

Serva di Dio Anna (Anka) Kolesarova

Giovane della Diocesi di Kosice. Nata il 14 luglio 1928 a Vysokà nad Uhom, Kosicky kraj (Repubblica Slovacca). Muore il 22 novembre 1944 a Paviovce nad Uhom, KoSicky kraj . È in corso la causa di beatificazione e canonizzazione con nulla osta della Santa Sede in data 3 luglio 2004.


( a cura di d.f.m.)

 

Serva di Dio Bodi Maria Magdolna

Giovane della diocesi di Veszprém. Nata 1'8 agosto 1921 a Szigli-get, Veszprém (Ungheria). Muore per difendere la propria purezza il 23 marzo 1945 a Litér, Veszprém. È in corso la causa di beatificazione e canonizzazione.


( a cura di d.f.m.)

 

Serva di Dio Giuscppina (Josefina) Vilaseca Alsina

Bambina della Diocesi di Vie. Nata il 9 marzo 1940 a Santa Maria d'Horta d'Avinyó, Barcellona (Spagna). Muore per difendere la propria purezza il 25 dicembre 1952 a Manresa, Barcellona.


( a cura di d.f.m.)

 


Beata Pierina Morosini

Giovane della Diocesi di Bergamo- Nata il 7 gennaio 1931 a Fiobbio di Albino, Bergamo. Morta per difendere la propria purezza il 6 aprile 1957 nel suo paese natale presso il monte Misma- Beatificata il 4 ottobre 1987.


( a cura di d.f.m.)

 

Serva di Dio Veronica Antal


Giovane della diocesi di lasi. Nata a Nisiporesti, Botesti, Neamì (Romania), il 7 dicembre 1935. Socia dell'Ordine secolare francescano. Muore il 24 agosto 1958 per difendere la propria purezza a Halàucesti, lasi (Romania). È in corso la causa di beatificazione e canonizzazione con nulla osta della Santa Sede in data 10 luglio 2003.


( a cura di d.f.m.)

 


Beata Alfonsina Anaurite Nengapeta (Maria Clementina)


Religiosa professa della Congregazione della Sacra Famiglia. Nata nel 1941 a Wamba (Congo). Morta per difendere la propria purezza a Isiro (Congo) il I dicembre 1964. Beatificata il 15 agosto 1985.


( a cura di d.f.m.)

 


Serva di Dio Isabella Cristina Mrad Campos


Giovane della diocesi di Mariana (Brasile). Nata il 29 luglio 1962 a Barbacena, Minas Gerais (Brasile). Morta, per difendere la propria purezza, il 1 settembre 1982 a Juiz de Fora, Minas Gerais (Brasile). È in corso la causa di beatificazione e canonizzazione con nulla osta della Santa Sede in data 18 novembre 2000.


( a cura di d.f.m.)

 

Serva di Dio Maria Israel Bogotà Baquero


Religiosa professa delle Suore Carmelitane di Madre Candelaria. Nata il 3 marzo 1943 a Arbelàez, Cundinamarca (Colombia). Morta, per difendere la propria purezza, il 22 settembre 1991 a La Gri-ta, Tàchira (Venezuela). È in corso la causa di beatificazione e canonizzazione con nulla osta delal Santa Sede in data 21 marzo 2002.


( a cura di d.f.m.)

 

 

Serva di Pio Lindalva Justo De Oliveira


Religiosa professa delle Suore della Carità di san Vincenzo de Paoli. Nata il 20 ottobre 1953 a Sitio Maihada da Areia, Acu, Rio Grande do Norie (Brasile). Morta per difendere la propria purezza il 9 aprile 1993 a Salvador, Bahia (Brasile). È in corso la causa di beatificazione e canonizzazione con nulla osta della Santa Sede in data 19 ottobre 1999.
Infine un caso storicamente avvenuto dopo la vicenda di Manetta. ma che ha avuto il nulla osta dalla Santa Sede solo il 13 maggio 2005.


( a cura di d.f.m.)

 

Serva di Dio Barbara Umiastauskaite (Zagariele)


Giovane della diocesi di Siauliai. Nata nel 1628 a Èvelgaiciai, Joniskio rajonas (Lituania). Morta per difendere la propria purezza nel 1648 a ZvelgaiSiai, Joniskio rajonas.


( a cura di d.f.m.)