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MadelaluzServa di Dio

Giovane della Diocesi di Città del Messico. Nata il 17 maggio 1907 a Tacubaya, Distrito Federai (Messico). Terziaria dell’Ordine Francescano. Morta il 30 dicembre 1934, per difendere la propria purezza, a Tacubaya, Distrito Federai (Messico).

María de la Luz Cirenia Camacho González, giovane dell’Arcidiocesi di Città del Messico, fu membro dell’Azione Cattolica e del Terz’Ordine Francescano. Impegnatasi a fondo nell’insegnamento del catechismo ai bambini, morì a ventisette anni, per difendere la sua chiesa parrocchiale, San Giovanni Battista a Coyoacán, dall’assalto dei rivoltosi delle “Camicie Rosse”. La sua causa di beatificazione e canonizzazione ha ottenuto il Nulla Osta dalla Santa Sede il 27 settembre 1990.

María de la Luz Cirenia Camacho González nacque il 17 maggio 1907 a Tacubaya, nel Distretto Federale di Città del Messico. Suo padre si chiamava Manuel; sua madre, María Teresa, morì quando lei aveva appena sei mesi.
A quel punto, venne affidata alla tutela della famiglia materna, accudita dalla nonna e da una zia. In seguito il padre si risposò e la richiamò a vivere con lui e con i quattro figli, due maschi e due femmine, nati dalla nuova unione. Inizialmente venne iscritta come interna in un collegio di suore nella città di Puebla de los Ángeles. Nel 1918 tornò a Città del Messico per studiare presso le suore domenicane e, successivamente, all’Istituto Cattolico per bambine. Lucha – così era soprannominata – era di carattere gioioso ed equilibrato, era intraprendente, modesta e capace di controllarsi.

Nel 1921 i Camacho si trasferirono a Coyoacán. Nella nuova città, la ragazza, ormai quindicenne, si dedicò con zelo a coltivare la propria fede, dedicandosi in particolare all’insegnamento del catechismo presso la parrocchia di San Giovanni Battista, retta dai Francescani. Guidata da catechisti esperti, divenne in breve tempo molto abile, tanto che fondò lei stessa un centro di catechesi in casa propria: ogni sabato mattina teneva le sue lezioni, circondata da un’ottantina di allievi. Fu inoltre segretaria e tesoriera del comitato centrale del catechismo parrocchiale, di cui facevano parte 2300 bambini.
Possedeva, inoltre, molte buone doti: aveva una bella voce, sapeva ricamare, dipingere e suonare il violino. Si mise anche a scrivere alcuni testi teatrali, come strumenti per l’educazione alla fede di adulti e bambini.

Nel 1931 aderì all’Azione Cattolica, instaurata nell’Arcidiocesi di Messico per rispondere all’invito di papa Pio XI di contrastare l’ateismo e il secolarismo. In particolare, lei si occupò di redigere, preparare e rifinire discorsi che potessero sensibilizzare i cattolici a vivere al meglio la propria fede e a sentirsi completamente coinvolti in essa. I risultati erano ottimi, ma le attirarono le critiche di qualcuno che riteneva che lei volesse attirare l’attenzione su di sé; scelse quindi di passare inosservata.
Quei commenti malevoli erano probabilmente dovuti anche al fatto che non le piaceva chiacchierare di ragazzi come le sue coetanee: si sentiva chiamata a un altro genere di vita. Come scrisse al padre, intendeva offrirsi interamente a Dio, tuttavia, non volendo accollargli il costo della dote necessaria per entrare in convento, gli propose che avrebbe lavorato per guadagnarsela da sola.

Le preoccupazioni di María nel difendere la fede tramite la cultura erano motivate dal fatto che, a seguito della massiccia applicazione della costituzione del 1917 e dei suoi principi anticlericali, numerosi uomini politici si erano dati a perseguitarli sistematicamente. A partire dal 1932, per via di un’ulteriore persecuzione, le attività religiose dovettero essere praticate con discrezione maggiore.
Fu in quel periodo che la ragazza emise la professione come membro del Terz’Ordine di San Francesco. Il suo direttore spirituale riferì che lei era puntuale e fervente nel compimento dei suoi doveri. In previsione di un probabile ingresso tra le Clarisse Cappuccine, intanto, decise di studiare apologetica, Sacra Scrittura e liturgia.
La mattina di domenica 30 dicembre 1934, alcuni membri delle cosiddette Camicie Rosse (un gruppo armato guidato dall’ex governatore dello stato di Tabasco e all’epoca ministro dell’Agricoltura Tomás Garrido Canabal), si radunò nella piazza di Coyoacán: ben presto si sparse la voce che sarebbe andato a incendiare la parrocchiale di San Giovanni Battista. Il padre e il fratellino di María, Manuel, di dieci anni, tornati a casa dalla Messa delle 10, provvidero subito a dare la terribile notizia.

María, nonostante avesse la febbre per via di una faringite, si alzò dal letto e indossò il suo più bell’abito. «Perché ti vesti così elegante?», le domandò sua sorella Guadalupe (detta Lupe o Lupita). Rispose: «Quando si deve difendere Cristo Re, bisogna mettersi eleganti per il combattimento». Con queste parole, uscì di casa, seguita dalla sorella. Mentre passavano per un parco, vennero bloccate con minacce terribili, ma la giovane ribatté: «Non abbiamo paura, siamo disposte a morire per Cristo Re e ci rallegriamo di questo».
Arrivarono alla parrocchia mentre stava per cominciare la Messa, dato che il sacerdote non pensava che l’attacco sarebbe stato così imminente. Fuori dall’edificio, i rivoltosi avevano occupato la piazza, legando una bandiera sulla grande croce lì collocata, come d’uso nelle chiese conventuali messicane. María si piantò sulla porta d’ingresso, con le braccia in forma di croce; non si mosse nemmeno quando uno dei suoi vecchi allievi di catechismo, che era tra gli aggressori, la riconobbe e le domandò di allontanarsi.
Al momento della consacrazione, i giovani rivoltosi, muniti di taniche di benzina presero a pronunciare bestemmie: molti fedeli fuggirono, mentre i bambini vennero fatti uscire nel chiostro del convento annesso alla chiesa e il sacerdote consumava le sacre specie per evitare profanazioni. La giovane, impallidita di fronte agli insulti che udiva, esclamò: «Viva la Chiesa! Viva il Papa! Viva la Vergine di Guadalupe! Viva Cristo Re!». A lei si unirono molti altri fedeli, mentre i militanti puntavano le armi contro di loro.
Al segnale concordato, ossia il grido di «Viva la Rivoluzione!», partì una scarica di pallottole. María fece ancora in tempo a cominciare a dire: «Viva Cristo…!», poi cadde a terra, ferita al petto. Mentre agonizzava, ricevette l’Olio Santo grazie al parroco, fra’ Alejandro Torres. Insieme a lei, morirono altre quattro persone: l’operaio Andrés Velasco, i giardinieri José Inés Mendoza e Inocencio Ramírez e il commerciante Ángel Calderón. Le Camicie Rosse fuggirono: la chiesa era stata salvata.

Le biografie raccontano che l’abito che aveva addosso María era di seta verde, con un colletto bianco: quei colori, insieme al rosso del suo sangue versato, erano gli stessi della bandiera messicana. Aveva ventisette anni.
Al suo funerale, l’Arcivescovo di Città del Messico l’esaltò in questi termini: «Viva la protomartire dell’Azione Cattolica!». María venne seppellita il 1° gennaio 1935 presso il cimitero di Xoco, accompagnata da una gran folla, che subito dopo partì in manifestazione verso la Piazza della Costituzione di Città del Messico, per domandare giustizia e la punizione dei colpevoli. Il presidente Cárdenas, dopo aver destituito Garrido Canabal, promise che non ci sarebbero state più persecuzioni, ma in realtà inasprì le leggi, in particolare quelle riferite all’educazione.

I resti di María de la Luz Cirenia Camacho González vennero successivamente traslati nella parrocchia di San Giovanni Battista a Coyoacán, a sinistra dell’entrata. L’Arcidiocesi di Città del Messico, tramite la Provincia francescana del Santo Vangelo, si è resa attore della sua Causa di beatificazione e canonizzazione, che ha ottenuto il Nulla Osta dalla Santa Sede il 27 settembre 1990.
Autore: Emilia Flocchini www.santiebeati.it

 

A cura di d. f. m.